Da Costacciaro al Monte lungo la vecchia strada - (Sentiero 24)
"L'uomo e la montagna"
- Lunghezza: 3 km solo andata
- Dislivello max: 550 m
- Tempo percorrenza: 2,5 ore in salita, 1 ora in discesa
- Difficoltà: E
- Presenza acqua: sì, giunti nei pressi di Pian delle Macinare
Dalla Flaminia, all’altezza del paese di Costacciaro, si imbocca la strada comunale che sale a Pian delle Macinare: seguendola, dopo circa 200m dall’ultima casa sulla sinistra c’è l’imbocco del sentiero, indicato con il n. 24. Esso rappresenta la vecchia strada che portava gli abitanti di Costacciaro verso il monte in uso fin dal lontano Medioevo. Per i paesi pedemontani del Parco la montagna ha rappresentato da sempre un importante riferimento economico. Molteplici erano e, in parte sono, le attività legate alla montagna: il pascolo, il taglio della legna, la raccolta di frutti, la coltivazione delle zone meno acclivi.
Prima ancora di imboccare il sentiero, sulla sinistra si incontrano delle belle stratificazioni di Scaglia Rossa dove si apre la nota Buca di Mazzapane, che si interna per più di 40m, scendendo con forte pendenza per un dislivello di oltre 20m. Si tratta di un particolare fenomeno carsico, infatti in seguito a copiose precipitazioni un getto di acqua risale il condotto e fuoriesce dalla bocca. Ciò si spiega ammettendo che ad una certa profondità si formi una falda freatica che impedisce, grazie all’impermeabilità della Scaglia Rossa, il passaggio dell’acqua in profondità e quando questa si accumula in grandi quantità si ha risalita in superficie.
Qualche metro più avanti inizia il nostro percorso: il primo tratto è piuttosto largo e agevole a testimonianza dell’antico passaggio di carri e animali utilizzati per il trasporto da monte a valle. Questa strada è interessante non solo in quanto permeata di ricordi e tradizioni in uso fino a tempi recenti, ma anche perché in tutta la valle del Fossa Secca, che la strada attraversa, affiorano le diverse stratificazione della Serie Ridotta – Scaglia Rossa, Scaglia Bianca, Marne a Fucoidi, Calcare Maiolica, Grigio Ammonitico, Calcare massiccio.
Proseguendo lungo la strada si penetra nel bosco. Qui la Scaglia Bianca ha preso il posto della Scaglia Rossa. Poco più avanti appare la formazione a Marne a Fucoidi, formata da rocce molto facilmente erosibili che in superficie danno origine a frequenti fenomeni quali incisioni, frane etc.
Il sentiero sale con stretti tornanti, in forte pendenza, sempre attraverso la selvaggia Valle del Secca in tutta la sua bellezza, incontrando il Calcare Maiolica con le sue possenti stratificazioni intercalate da noduli di selce. Quest’ultimo lascia gradualmente il posto all’esile strato di Grigio Ammonitico e quindi al Calcare Massiccio presente fino alla cima.
Lungo tutto l’itinerario il modellamento operato dalla natura e la storia dell’uomo si fondono in modo straordinario: grotte nascoste negli anfratti delle pareti rocciose, spesso ricoperti da selvaggia vegetazione, si alternano a tracce evidenti del faticoso lavoro dell’uomo per aprirsi un varco attraverso la roccia.
Il sentiero presenta alcuni tratti difficoltosi sia perché scoscesi sia perché in parte ostruiti da una vegetazione selvaggia. In un particolare punto lungo il cammino, intorno a quota 900 m, la roccia è scolpita dalla natura sino a formare una specie di giaciglio, dove riposava il Beato Tommaso nelle sue visite all’Eremo di S. Girolamo (riconoscibile dalla presenza di una lapide commemorativa). Per questo il percorso assume una valenza di tipo mistico – meditativa, permettendo all’escursionista di immergersi nella pace naturale e nel recupero della dimensione religiosa.
Proseguendo ci si inoltra in una fresca faggeta, all’interno della quale ci si inerpica in forte pendenza fino a quota 100 m dove si diparte una deviazione, indicata da opportuna segnaletica, diretta all’ “Androne del Forno”, situato a pochi metri di distanza. Questo luogo, suggestivo e per certi versi inquietante, presenta delle particolari caratteristiche geologiche: infatti è il risultato dell’azione erosiva dell’antico torrente Fossa Secca, che ivi scorreva originariamente. Successivamente il lavoro iniziato dalla natura è stato ampliato dall’uomo che ha sfruttato queste rocce per l’estrazione di pietra da costruzione. Si tratta di Calcare Massiccio reso più “tenero”, e quindi più facilmente lavorabile, dalla corrosione dell’acqua e denominato dagli abitanti “travertino”. Tornando indietro sul sentiero 24, segue un’esposta costa sassosa alle base del cosiddetto Sasso, massiccio roccioso che si innalza come un gigantesco dente sopra il visitatore e la natura circostante. Da questo punto lo sguardo si perde in ampi scenari: in fondo la valle del Chiascio con campi coltivati dove spicca Costacciaro con la sua struttura medievale, dalla parte opposta la valle di Pantanella con i suoi verdi prati contornati dal profilo del M. Le Gronde e del Col d’Orlando, mentre a destra si staglia il massiccio calcareo del M. Cucco. Qui termina la vecchia strada e il nostro itinerario. Dopo una sosta nell’ amena valle di Pantanella si può tornare indietro, oppure giungere fino a Pian delle Macinare percorrendo la nuova strada per poco più di un km. Quest’ultima, che da Costacciaro conduce al monte automuniti, è anch’essa pregna di valori naturalistici e storici. Poco prima di incontrare l’uscita del sentiero n.24, sopra la strada si innalza la banconata calcarea della Pignola che si immerge possente verso la Valle del Chiascio. Nascosta tra i grandi faggi, alla base della parete, c’è la Grotta di S.Agnese. Una leggenda narra che proprio questo luogo fu scelto da S.Agnese come rifugio eremitico. Questa, scoperta da un pastore, lo implorò di non farne parola con alcuno, ma l’uomo non esitò a rivelare il segreto. Costui, con le sue pecore, il coltello, il formaggio ed il pane che teneva in mano, per aver tradito la Santa, fu istantaneamente tramutato in roccia, la cui forma è tuttora visibile.
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